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La mia passione

23 Luglio 2011 , Scritto da orpheus-ls Con tag #costruzione mosche

Ed eccoci a riprendere dal momento in cui, con una canna "inusuale" e una coda ancor meno ortodossa, inizai a catturare i miei primi pesci "a mosca".

In realtà la malattia VERA era solo in incubazione e la sintomatologia che si esprimeva come "necessità incontrollabile di pescare" era solo un prodromo del dramma che mi avrebbe investito di lì a poco, senza alcuna possibilità di ritorno alla normalità.

Alla ormai nota bolognese da 4 metri, con coda in puro merinos, si era sostituita una canna in fibra di vetro (iniziavano a comparire le prime canne al carbonio, ma costavano un patrimonio, forse anche due) 8piedi coda6, con mulinello automatico da 4 etti ereditato, con -udite, udite - una coda DT6F  dedicata proprio alla Pesca a mosca.

Un giorno, tramite un cugino di mio padre che aveva iniziato da poco non solo a "pescare a mosca", ma addirittura a COSTRUIRSI le proprie esche, fui catapultato nello stadio avanzato della patologia, punto di non ritorno. Un sabato, avuta in prestito la sua "cassetta delle costruzioni", iniziai a snobbare il torrente (inspiegabile  !!!) e a starmene in giardino a costruire dei mostri pelosi totalmente inadatti alla cattura, tanto più se confrontati con le eleganti ed esotiche moschette (Blue quill, Red spinner, Wickham's Fancy ...) che acquistavo in uno dei pochi negozi adibiti a questo "nuovo" tipo di pesca (sto parlando del 1982).

Mi era stato rapidamente spiegato l'A (nemmeno l'ABC) di quello che oggi - english style - chiamo fly-tying : come fissare il filo di montaggio all'amo e come fare il nodo di chiusura con uno stranissimo attrezzo (ora so che era un annodatore conico, ma ai tempi mi sembrava la punta di una biro). In mezzo a questi due nodi... il nulla, o forse più probabilmente l'INFINITO: l'infinita possibilità di spaziare e creare, di provare e sperimentare, di osservare, rielaborare e cercare di imitare quel che vedevo sul fiume. Mi era stato prestato anche il manuale di Piero Lumini per incasellare la creatività in ambiti quasi umani. La cassetta era fornita di attrezzi dalle fogge più curiose (imparai rapidamente a catalogarli e a comprenderne l'utilizzo; da qui a dire che avevo imparato ad usarli ce ne passa ...), filati e piume dagli utilizzi misteriosi e variegati (il cui utilizzo nemmeno il Manuale di costruzione riusciva a chiarire totalmente). Ricordo un bellissimo collo di gallo (ovviamente indiano, a quei tempi i Metz non esistevano ancora e se anche esistevano non erano alla portata economica di noi, miseri mortali) screziato su tonalità che andavano dall'arancio al bianco con barrature scure (un cree, insomma ! ); ricordo inspiegabili ed immotivate piume di un colore rosso acceso, che chiaramente avevano catturato la mia attenzione; ricordo una coppia di ali di stornello, di cui - ovviamente - non capivo l'utilizzo. Bloccai nel morsetto un amo Mustad del 14 ovviamente con un ardiglione che faceva paura solo a guardarlo, e con del filo nero creai il corpo (addome ). Feci una "codina" legando la punta di una piuma del collo rosso acceso; fissai una bella grossa piuma di gallo screziato. La avvolsi su tutto il gambo dell'amo a coprire il corpo (montaggio a palmer  ) e ne uscì un batuffolo peloso di colore indefinito (ma con coda rossa) del diametro di 5-6 cm su un amo del 14. Ovviamente non tutto filò liscio al primo tentativo, come potrebbe sembrare: i nodi mi erano stati spiegati, li avevo compresi, ma da qui a dire che li sapevo FARE... Quindi per il mio primo mostro feci una decina di tentativi per fissare il filo all'amo e non so quanti nodi finali sciolti dovetti pazientemente sopportare, con relativi smoccolamenti e corollari di sacramenti vari , prima di avere una "cosa" apparentemente durevole e forse perfino utilizzabile per cercare di ingannare qualche pesce assai ingenuo.

Certo: il confronto con le mosche acquistate evidenziò subito qualche anomalia... ciononostante presi il coraggio a due mani, la mia attrezzatura con già legato al terminale il MOSTRO dalla coda rossa e scesi al torrente (era ormai pomeriggio inoltrato: coup du soir ??? ). Lanciai con la mia tecnologica fiberglass contro la parete di roccia opposta alla mia riva (3 metri !) e dopo alcuni tentativi un cavedano suicida ghermì rumorosamente la MIA creazione. Sapevo costruire (forse) e da lì non avrei mai più abbandonato la mia passione...

Ma, ormai lo si sa, questa è ancora un'altra storia...

 

Alla prossima

 

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