Si comincia ...
Eccoci !
Si comincia...
Sì, ma da dove ? E come ??
Dalla mia storia e dal suo percorso;
dalla pesca a mosca e dal suo perchè.
L'anno prossimo "festeggerò" i 40 anni di pesca. Ho iniziato quando avevo 5 anni, anche se ancor prima mi divertivo a "picchiare l'acqua" con un vecchio galleggiante da moschera di mio padre, attaccato con uno spago ad un pezzo di salice .

Un’estate di parecchi anni fa, erano molti in quanto ero ancora un ragazzino, ero come tutti gli altri giorni, a pescare con la mia canna bolognese, ormai una 4 metri "semi-professionale", il solito galleggiantino e la verdina, tentando senza successo le strisce sul raschio di fine buca.
Ad un certo punto – verso le sei di pomeriggio – arrivò un vecchio Pescatore che, montata una corta e flessibile canna di bambù, iniziò a far volteggiare una “strana” ed opaca lenza, appoggiandola delicatamente sull’acqua: al suo estremo era legato un lungo finale di nylon al cui culmine faceva bella mostra di sé un’esca particolarissima e mai vista prima, che assomigliava ad uno di quegli insetti che alla sera si vedevano sciamare sul pelo dell’acqua e che venivano regolarmente ghermiti da pasciute e colorate trote sospettose che, perso ogni ritegno, rompevano la superficie della corrente con fragorosi salti.
STOP !
Non ho mai capito perché necessariamente la pesca a mosca e chi si appassiona ad essa debba necessariamente sottostare ad alcuni stereotipi: la sostanza del racconto è corretta, ma io, in realtà quel pomeriggio avevo il cestino in acqua pieno di lasche, vaironi, cavedani, barbi e anche qualche trota iridea; sarebbero stati tutti liberati, alla sera, prima che salissi per la cena (forse avrei tenuto una o due trote, per mangiarle il giorno dopo)… Effettivamente vicino a me, si era posizionato quello che avevo subito catalogato come il classico “rompiballe” che pur di prendere qualche pesce, riusciva a disturbare un ragazzino, solo perché i pesci lì c’erano e si prendevano.
Eppure… niente: lui non prendeva niente, nonostante un modo di pescare che aveva totalmente catturato la mia attenzione. Aveva una canna sui due metri e mezzo, in fibra di vetro con uno strano mulinello e faceva andare avanti e indietro un filo verde, lucido e pesante con attaccato un finale con 3 ami che sbatacchiava in acqua sollevando spruzzi che spaventavano i “miei” pesci. Mi fermai; tanto ormai il coglione me li aveva fatti scappare tutti ! Lo vidi provare, riprovare ed insistere e continuare per una buona oretta, finchè un piccolo cavedano – sarà stato una spanna – rimase attaccato all’amo di mezzo. Il pescatore lo liberò dall’amo e lo rituffò nell’acqua, per una veloce e definitiva fuga verso il centro del fondale. Mi avvicinai un poco ed iniziai ad osservare cosa avesse attaccato quel piccolo pesce, senza voler chiedere direttamente al pescatore (ah, a proposito, avrà avuto si è no una trentina d’anni
), anche per non dare soddisfazione al pescatore che mi aveva rovinato la pescata ed indispettito non poco. Vidi che lanciava la sua lenza e che seguiva con lo sguardo alcune macchioline grigio chiare appena sotto il pelo dell’acqua. Un paio di volte vidi alcuni pesci che, dal fondo, si alzavano in direzione dell’esca e rompevano la superficie dell’acqua con una schienata. A questi movimenti corrispondevano delle ferrate esagerate che rischiavano di estrarre direttamente dall’acqua il malcapitato pesce che si fosse allamato.
- Lorenzooooooo
- Arrivoooo, smonto la canna e arrrivooooo !!!
Senza salutare, sono sempre stato un gran maleducato, mi girai, raccolsi la mia attrezzatura, liberai il pesce sotto i piedi del pescatore – non senza una sottile cattiveria e perfido senso di esibizionismo
- e salii per la cena.
Il virus della pesca a mosca si era purtroppo già diffuso… e ciò che è brutto è che si tratta di una malattia inguaribile. A volte si riducono i sintomi, ma, periodicamente le ricadute peggiorano sempre più la situazione...
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